Anna Magnani nasce a Roma il 7 Marzo 1908. Sua madre, Marina Magnani, era una sarta originaria di Fano: dopo aver dato alla luce la piccola Anna, la affidò definitivamente alle cure della nonna materna. La bambina non conoscerà mai il suo padre naturale. Anna viene allevata dalla nonna in una casa abitata dalle cinque zie Dora, Maria, Rina, Olga e Italia. L’unica presenza maschile è quella dello zio Romano. La nonna si impegna a fondo per far crescere e studiare la nipotina. Anna intraprende lo studio del pianoforte e porta avanti la sua formazione fino alla seconda liceo. Poi abbandona la musica per seguire una nuova grande passione: il teatro.
Anna Magnani è l’attrice simbolo del neorealismo italiano, icona incontrastata del cinema del dopoguerra. Con la sua recitazione naturale, spontanea e nel contempo incisiva, ha dato alle pellicole in cui ha lavorato la veridicità della quale necessitavano. Forte e tenace sullo schermo come nella vita, Anna Magnani ha sempre scelto con accuratezza i ruoli da interpretare, dando un volto a donne del popolo, donne che rappresentano l’Italia degli umili, che vivono i loro giorni a fatica, ma mai si lasciano sopraffare dagli eventi, anzi cercano con tutte le loro forze di dominarli.
Prendono così vita figure femminili indimenticabili, determinate, veraci, combattive, che difendono strenuamente i propri ideali e coloro che amano, spesso anche in modo troppo focoso e sanguigno; d’altronde l’attrice ha dato ai suoi personaggi molto del suo temperamento coriaceo. Si iscrive nel 1927 alla scuola di recitazione Eleonora Duse (che diverrà nel 1935 l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica) diretta da Silvio D’amico, che frequenta assieme a Paolo Stoppa. Contemporaneamente canta nei cabaret e nei night – club della capitale. Dal 1929 lavora a teatro, sono i tempi dell’avanspettacolo, con lo stesso Stoppa, Aldo Fabrizi e Totò. Nel 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, pietra miliare del cinema neorealista, assieme allo straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film (la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento) è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale: “Sora Pina”, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti.
L’attrice sale alla ribalta internazionale e conquista il Nastro d’Argento. Due anni dopo secondo Nastro d’Argento e premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia con “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei. Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”. Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonatadal proprio compagno le regala il terzo Nastro d’Argento. Nel 1951 quarto meritatissimo Nastro d’Argento per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto, tentando con ogni mezzo di far intraprendere alla figlia un’improbabile carriera d’attrice, rischiando di rovinare per sempre l’intera famiglia. Nel 1956 riceve dalle mani del grande Jerry Lewis, prima interprete italiana ad ottenere questo riconoscimento, l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955, dove recita a fianco di Burt Lancaster. Sempre per questo ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico. Nel 1956 con “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini ottiene il quinto Nastro d’Argento. Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor del 1957, che le regala anche un David di Donatello ed una nomination all’Oscar. Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello. Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”, grande successo di pubblico e critica, nonostante nè il regista nè l’attrice si ritengono soddisfatti della loro collaborazione. L’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in teatro ed effettua delle fortunate performance per il piccolo schermo. Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cammeo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa. Si spegne a Roma il ventisei settembre del 1973, a sessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita dal figlio Luca e da Roberto Rossellini, i due grandi amori della sua vita. La Magnani, che vanta una stella nella Walk of Fame di Los Angeles, ha lasciato un segno indelebile sia artisticamente che umanamente.

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